Bad Habits , Elisa (-2 alla partenza)

Bad Habits Testo – Elisa

Testo canzone “Bad Habits” di Elisa. La canzone è estratta dal album “On” del 2016.

Thought it was a thick wall I was leaning on
Thought I found the right war worth fighting for
They’re breaking in
And they want more
In the circle of trust, here I stand alone
A fistful of dust, is all I have to show

I’m wearing thin, and I’m letting go
Miles and miles beneath the ground
Lies the feeling I have found
Love that pulled me out the door

Love I’ve never felt before
Once it laid down next to me I saw all that I couldn’t see
Everything they took from me
But I’ll break bad habits
Old habits to break

When it’s getting dark no one’s gonna know
We’re fed to the sharks in the undertow
“oh… what have I done?” “I don’t know”
“we’ll blame it on them”, “we’ll put on a show”

You cry out for help, cuz you’ve lost your soul
But once again, we’ll forget it all
Miles and miles beneath the ground
Lies the feeling that I’ve found

Love that pulled me out the door
Love I’ve never felt before
Once it laid down next to me I saw all I couldn’t see

Everything they took from me
But I’ll break bad habits
Old habits to break
Hard habits to break

I’ll break bad habits
Miles and miles beneath the ground
Lies the feeling that I’ve found
Love that pushed me out the door
Love I’ve never seen before

Once it laid down next to me I saw all I couldn’t see
Everything they took from me
Gotta break bad habits
I’ll break bad habits
Break bad habits
I’ll break bad habits

TESTI ELISA | TRADUZIONE BAD HABITS

 

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Andiamo via (-3 alla partenza).

Una di quelle frasi assolutamente non necessarie.
Forse un giorno ho scoperto che lui riusciva a sopportare il mio silenzio molto più di quanto io non sopportassi il suo parlarmi di nulla.
E che tu desideravi il mio silenzio almeno tanto quanto io non agognassi a parlare con te di tutto.

Lock me out

Tu il lucchetto chiudilo, e magari chi cercherà di aprirlo si arrenderà Ma forse ti conviene investire su quel lucchetto, perché sarà quello che dovrà resistere per tutta una vita (Immagine presa dal web)

via Immagine del giorno  — ilmondodelleparole

Carve the mark–I predestinati (Veronica Roth)

Si chiama Carve The Mark, è scritto dall’autrice di Divergent, è il primo libro di una duologia ambientata in un universo inventato.

Le vicende sono ambientate in un sistema solare lontano, a grandi linee simile al nostro, formato da una stella e una decina di pianeti

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Nooo, non sto parlando di Trappist-1, la stella nana del nuovo sistema solare appena scoperto in cui potrebbe esserci la vita, a soli 39 anni luce da noi… O forse si?

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Geografia del Web Writing

Ovvero la breve storia di come SEO schiavizzò Write

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Un’altra microcarrellata di citazioni

 

“Questo bacio vivrà pressoché da solo in quella indefinita e silenziosa terra appannaggio dei ricordi più preziosi. Sbiadendosi, forse, come il sogno di un sogno o l’ombra di un’ombra, ma sicuro della sua sovranità.” (L’Allieva- A. Gazzola)

Il dolore aveva un suo modo di scomporre il tempo. Pensavo al minuto successivo, all’ora successiva. Non c’era abbastanza spazio nella mia mente per mettere insieme tutti quei pezzi, per trovare le parole per riassumerla nella sua interezza.
Ma la parte dell'”andare avanti”, per quella le parole le avevo.

‘Trova un modo per andare avanti’ dissi. ‘Non deve necessariamente essere buono, o nobile. Basta che sia un motivo.’

Conoscevo il mio: c’era una fame dentro di me e c’era sempre stata. Una fame più forte del dolore, più forte dell’orrore. Continuava a mordere anche dopo che ogni altra cosa dentro di me si era arresa. E quando finalmente le diedi un nome, scoprii che era qualcosa di molto semplice: desiderio di vivere.

(Carve the Mark- Veronica Roth –leggi la mia recensione)

Appena mi hai guardato e mi hai detto “Non so neppure se ce l’ho il punto G!”, sono rimasto affascinato.(Sai tenere un segreto- S. Kinsella)

Così imparo un’altra cosa di me. Quando sono a disagio, faccio battute stupide. Quando sono oltre il disagio, cioè quando sono completamente destabilizzata, stupefatta, fuori controllo, mi paralizzo. Come gli armadilli quando si fingono morti. Sono così a secco d’esperienza su come sia normale reagire in questi casi, che non reagisco e basta.

(L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome – A.Basso)

“Gli avevo risposto che le opinioni sono come le chiappe: ognuno ha le sue.”

“Per quasi tutta la conversazione, al telefono parlarono due me: George parlava ad alta voce e, dentro di lui, Jake diceva tutto quel che George non poteva dire. Forse a ciascun capo della conversazione ci sono sempre due persone, quando l’amore è tutto nel mantenere l’equilibrio.”

Je suis Spam

Siamo tutti un po’ Spam.

 

 

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Bussole impazzite e alberi da frutto

Una scoscesa e liberatoria analisi del niente. PT I

Colonna Sonora: Piccola Anima di Ermal Meta & Elisa

Comunicare. Comunicare quello che si ha dentro. A volte basterebbe così poco.
A volte sembra proprio che sia il mondo circostante a fare in modo che questo processo avvenga. A volte è un input che parte da noi, deciso, senza mezzi termini.
A volte è talmente necessario che non avviene.

 

Un tempo le parole scorrevano come fiumi in piena. A volte era uno show continuo, a    volte era meno facile. Ho aspettato l’ispirazione come si aspetta un amante che non dice mai quando tornerà ne’ se abbia intenzione di farlo.

 

L’ho aspettata perché mi doveva un ritorno, e quando non l’ho vista arrivare per così tanto tempo ho creduto fosse scomparsa. Poi un barlume, una flebile piccola speranza, e quando meno te l’aspetti è qui, ancora una volta qui con me.

Almeno lei. Così le parole tornano a scorrere, frenetiche, incessanti.

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E sembra l’ago di una bussola, attivata dal dolore, che vortica confusamente.

Tu non lo sai che questa bussola scuote tutto quello che non sono,
come si scuote un albero da cui cadranno i frutti.
Ma da me non cade un cazzo.

L’idea iniziale era quella di fare silenzio, dentro e fuori di lei, al fine di mettere chiarezza sulle cose che davvero voleva e le cose che davvero le mancavano, togliendo tutto il resto, permettendole di alleggerire il suo bagaglio di pensieri, per portare solo quelli necessari. 
Continuava quindi in un certo senso a flirtare con la solitudine solo per poter identificare un vero suono dentro una valle di echi. Per riconoscerne il volto e non impararne a memoria le maschere. 
Ma era un meccanismo sottile di cui lei stessa faceva parte, nonostante il suo punto d’osservazione non riuscisse a cogliere il quadro d’insieme e continuasse a ripetersi che non era la cosa più importante, le sarebbe bastato districare i nodi a poco a poco, spogliarsi dalle intenzioni più irrisorie.

Con calma, con metodo, per sfuggire lentamente al torpore di una vita senza direzione.

Per chi ancora come me ha bisogno di parole, di trovare finalmente le parole necessarie (quelle inconfutabili – e per questo legittime) non rimane che aspettarle, e in qualsiasi modo si scelga di attenderle non rassegnarsi mai, non arrendersi mai perché ci sono ancora, sono là fuori, e torneranno per noi.

 Non devi rassegnarti.

Sei

Il suono della parola

Sei boccio sul ramo
spicciolo colmo di vita
verde primavera, umida gioia
nel ponente di una sola mano.
Sei spiga dorata che oscilla
ramo selvaggio
il frutto maturo del pane
il succo più amaro da bere.
Sei stagione più bella del sogno
il breve istante
tra ciò che non è,
il passo leggero del gatto
la grande distanza
tra l’avere e il donare.
Sei nudo altopiano
sorgente da bere
possiedi gelosa
tutti i colori del buio.

(Guido Mazzolini)

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