Secret n#45 Divergent, il film

Da dove cominciare? Ma si, cominciamo dalla parte migliore, per una volta. Ovvero i libri.
Proprio come la famosa saga di Hunger Games, Divergent parla di una ragazza che vive in una società distopica post apocalittica ambientata nel futuro.

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E’ importante parlare della ‘storia’ di questa società, visto che la trama si differenzia da quella di Hunger Games anche e soprattutto per questo.
Questa società è divisa in cinque fazioni sin da un fantomatico dopoguerra che ha devastato il mondo e la suddivisione in fazioni è stata decisa per favorire la pace, infatti rappresentano 5 pregi caratteriali che ogni uomo può avere: l’altruismo (la fazione degli Abneganti, coloro che ritenevano che il male del mondo fosse l’egoismo), l’ordine (i Pacifici, coloro che credevano che il disastro maggiore fosse la violenza), il coraggio (gli Intrepidi, che credevano che il male maggiore fosse la paura), l’intelligenza (gli Eruditi, che ritenevano la stupidità la maggiore insidia tra le attitudini umane), la sincerità (i Candidi, che si schieravano contro la disonestà morale).
In questo scenario post apocalittico piuttosto curioso (che già prende una forma molto diversa da Hunger Games), Beatrice Prior è alle prese con lo ‘smistamento’ nelle diverse fazioni, dovrà infatti decidere a quale fazione appartenere per tutta la vita, decisione non da poco.
Guardando il film il primo vero dramma della storia è questo. La decisione in sè che può significare la realizzazione della propria identità e al contempo l’allontanamento dalla propria casa e i propri familiari. Questa parte nel film l’ho trovata piuttosto bene fatta e molto simile a come l’avevo immaginata, e questo mi ha stupita. Il film infatti ha superato le mie aspettative (che erano pessime) sin dai primi momenti. Il fatto che Beatrice non è classificabile (quindi è una Divergente) dal test di orientamento (il fatidico test che dovrebbe indirizzarti verso la fazione più adatta a te, tramite micro test e prove serviti sottoforma di sogni e simbologie, test che avviene tramite una sostanza inventata dagli Eruditi che viene iniettata nel corpo), il conseguente shock, il dubbio che si insinua sulla strada da prendere.
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E poi.. poi arriva un’illuminazione e Beatrice si ritrova a scegliere la fazione che sembra più lontana dalla sua fazione di appartenenza: lei fa parte degli Abneganti, ma si ritroverà a scegliere gli Intrepidi. E li farà diverse scoperte, diverse conoscenze che cambieranno il corso della sua vita e capirà molte cose importanti. Conoscerà anche Four (Quattro, che non si può proprio sentire in italiano) e scoprirà anche il valore aggiunto, il tutto e il niente, ciò che farà la differenza in un mondo che suddivide tutto in fazioni e che, a un certo punto, le starà un po’ stretto.
Non voglio scrivere troppo riguardo la storia (Wikipedia c’è apposta) anche perchè non voglio spoilerare troppo, in fin dei conti ciò che ho detto si può leggere anche sui risvolti di copertina dei libri, che sono tre e scritti da Veronica Roth (che a soli 22 anni ha creato un best seller di fama mondiale).
La scelta degli interpreti mi vede stranamente favorevole.tumblr_n3tttrNYJd1tyn2zho1_500tumblr_n3tlp0SZ0p1tt8vxzo1_400 Beatrice ha preso le sembianze di Shaylene Woodley che è davvero molto adatta alla parte, sia fisicamente che nel modo di recitare. Theo James oddio, non ne vado esattamente matta e specialmente nelle prime scene in cui compariva mi sono ritrovata a chiedermi se si fosse rifatto le labbra, pregando perchè non fosse così. Alla fine però si è rivelato all’altezza della parte anche se il Tobias che mi immaginavo era del tutto diverso: più asciutto, più serio, capelli più lunghi, magnetismo nello sguardo e nelle battute. Ma va bene, mica si può pretendere troppo da un film tratto da un libro, e questo lo sanno anche i bambini. E poi in ogni caso Theo è un bel bocconcino.
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Kate Winslet nei panni della cattiva l’avrei preferita un po’ più ostile e inquietante, ma è stata davvero brava a gestire la parte (non facile).
Ho preferito di molto il film di Divergent a quello su Hunger Games anche se dalla metà in poi entrambi peccano di quella ‘fretta cinematografica’ con la quale il regista in genere si ‘auto-autorizza’ a mettere tutte le vicende accadute nel libro una dopo l’altra in veloce successione e senza dare il tempo di respirare. Capisco che le esigenze di un regista sul piano della tempistica sono ben precise e gli avvenimenti importanti sono tanti, ma non è un caso se la prima parte di Divergent è stata fatta molto bene e ‘abbastanza lenta’ da potersela un po’ godere, soprattutto per entrare nella storia.tumblr_n3sk3d47WI1s88yfoo1_500
Hunger Games invece mi aveva delusa molto, perchè i libri erano una vera e propria piccola meraviglia e il passaggio a un film così strabordante di vicende che messe tutte in fila perdevano il proprio spessore è stato una specie di trauma.
Parlando sempre di ‘film fantastici tratti dai libri’, anche quello sugli Shadowhunters ha corso quel rischio ma tutto sommato alla fine mi ha saputo coinvolgere.
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Comunque, alla fine la bellezza della storia sta nel racconto di queste avventure puramente inventate, che si adattano a ‘quel tipo di mondo’, così innaturale e preconcettualizzato, da assumere un certo fascino narrativo che ha un impatto fondamentale sul resto della storia. Qualche giorno fa ho cercato qualche recensione su Divergent rimanendo stordita e confusa dai risultati che ottenevo: 2014-04-10_212802ho letto cose che voi umani non potete immaginare. Che Divergent è un libro ironico, oppure ‘realistico’.
Ma di realistico , almeno nell’ambientazione, non ha proprio nulla. Logicamente se vogliamo andare a trovare un significato, quello c’è eccome, ma a livello di storia si può dire che Divergent crea un principio per il quale è possibile raggiungere la  ‘pace’ nel mondo, e lo distrugge con molta facilità perchè, appunto, utopistico.
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Poi si potrebbero dire altre cose, sul fatto che sicuramente la storia di Divergent da un valore importante alla diversità, giudica sbagliate le etichette e si rifiuta di attribuire maggiore importanza a una caratteristica umana piuttosto che a un’altra, semplicemente perchè l’uomo è fatto sia di pregi che di difetti, e sia gli uni che gli altri sono facce della stessa medaglia.
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Parlando invece del rapporto tra Beatrice e Four direi che specialmente all’inizio è strano, sembra scaturire da una reciproca avversione, che però presto si trasforma in consapevolezza di qualcosa ben più grande che li porterà prima a rispettare le diversità di entrambi e poi nell’apprezzare ciò che li rende simili nel carattere e nell’anima: quel qualcosa che li accomuna permetterà all’uno e all’altra di scegliersi a vicenda, ciò che li diversifica li farà innamorare irrimediabilmente.
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